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I TERREMOTI COME E PERCHE'


Rubrica a cura di Sergio Marchi




Storia e geografia dei terremoti.


Qual è stata l'ultima volta che avete avvertito una scossa di terremoto? Se siete fra quei pochi fortunati
che, per posizione geografica o per la giovane età, non hanno ancora avuto questa esperienza personale,
formulerò la mia domanda in un altro modo: qual è stata l'ultima volta che avete visto in televisione gli effetti
di qualche terremoto che ha avuto una certa risonanza?
Tutto questo serve per introdurvi ad un argomento sul quale sono stati versati fiumi di inchiostro, ma che
non è stato abbastanza pubblicizzato, salvo qualche raro caso, con le dovute maniere.
Partiamo da un presupposto generale; la terra trema, ogni giorno nel mondo avvengono mediamente più
di quattromila terremoti, di cui almeno cinquecento sono avvertiti dalle popolazioni
in varie parti della terra ed un paio di essi apportano danni se non vere e proprie distruzioni e lutti.
Questo fatto, fra alti e bassi, dura da prima che l'uomo apparisse sulla terra e non ci sono ragionevoli motivi
per credere che possa esaurirsi in un futuro prossimo.
Ma ora passiamo ad esaminare come, da una scala mondiale, questo fenomeno naturale può venire ad
interessare la nostra vita quotidiana, nella nostra dimensione geografica locale.
Per prima cosa bisogna ricordare che in origine, alcuni miliardi di anni fa, la terra era un globo totalmente infuocato
e che solo in ere relativamente recenti ha potuto dotarsi di una crosta solida sulla quale noi possiamo vivere.
Questo è avvenuto grazie al progressivo raffreddamento della superficie, che ha in seguito favorito la nascita degli
oceani e dei continenti.
Ma, sotto la superficie, ad una profondità che varia da sessanta a pochi chilometri, la materia è rimasta ancora allo
stato infuocato e si comporta con la crosta come il latte intero caldo con la panna nel pentolino.
Possiamo fare agevolmente questo paragone perché bisogna ricordare che la distanza fra la superficie
ed il centro della terra è di circa tremilaseicento chilometri che, paragonati ad un massimo di sessanta della crosta,
fa apparire quest'ultima come un sottile guscio.
Allora possiamo immaginare per nostra comodità la parte centrale della terra come un immenso fornello che irradia
calore in tutte le direzioni e se prendiamo in considerazione la parte periferica, ossia la crosta ed il magma
immediatamente sottostante, vedremo flussi di calore salire verso la superficie in certi punti e scendere in altri.
Proprio come nel pentolino vi è una zona nella quale la panna viene sospinta di lato
da una corrente calda che si muove verso l'alto al centro del pentolino stesso e verso il basso ai margini.
Osservando la panna in superficie si può agevolmente vedere che essa si allontana dal centro per andarsi ad
increspare maggiormente ai bordi del pentolino; ebbene, grossomodo questo è il meccanismo con il quale si sono
formate le principali catene montuose del mondo ( orogenesi ).
Naturalmente ho semplificato al massimo il meccanismo, ma le correnti convettive che operano fra il mantello e la
crosta terrestre si comportano pressappoco come se una diecina di pentole di dimensioni continentali fossero distribuite
fra il nucleo e la superficie del mondo.


Segue .....