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Considerazioni
sullo Tsunami.
Ho atteso che passasse qualche tempo, prima di
scrivere qualcosa riguardo al fenomeno sismico, che ha colpito tante nazioni che
si affacciano sull'Oceano Indiano. Questo è servito a smorzare, in me, le forti
emozioni dei primi giorni ed anche le polemiche ad esse legate. Adesso,a
bocce ferme, posso definire la "Storia e Geografia" dello
Tsunami, detto anche "maremoto". Che cosa sia uno Tsunami, ormai lo
dovrebbero sapere anche i sassi, tanto si è detto e scritto dal 26 Dicembre
2004. Non starò, quindi, a perdere troppo tempo a ricapitolare l'essenziale, ma
passerò a quelle cose che non sono note alla maggior parte di voi. In pratica,
in questo caso, la Storia e la Geografia dello Tsunami risulteranno molto legate
fra di loro, consisteranno fondamentalmente in un elenco di avvenimenti e nel
loro commento. Cominciamo con quelli che si verificano nella parte del mondo più
soggetta ai maremoti, l'Oceano Pacifico. Non per niente, gli stati che si
affacciano su di esso sono i primi (e, finora, gli unici) ad avere un sistema di
allarme. Si può tranquillamente dire che, lungo le coste di questo Oceano non
c'è luogo dove non si possa scatenare un terremoto di magnitudo superiore a
6.5. Questo vuol dire che uno Tsunami può verificarsi in ogni luogo e ad ogni
momento, quindi lo stato di attenzione è sempre elevato. Parlare di tutti i
fenomeni rilevanti, che hanno colpito il Pacifico, esula da questa
chiacchierata, sono talmente tanti che se ne sono ricavati parecchi libri.
Addirittura, farò solo un esempio, ma molto importante, riservando più spazio
agli eventi più vicini, geograficamente parlando. Lo Tsunami, che ha avuto
origine al largo dell'isola di Sumatra, ha avuto un'altezza massima osservata,
presso Banda Aceh, di 17,38 metri. Quello generato dall'esplosione del vulcano
Krakatoa, nel 1883, fra Sumatra e Giava, generò onde che raggiunsero i 40 metri
di altezza, provocando 36.000 vittime. Ora, vedete già l'importanza che ha
l'impulso iniziale e le condizioni geografiche di partenza. Infatti, sebbene le
onde del 26 Dicembre siano state più basse, l'area colpita è stata
notevolmente più ampia. Invece, lo Stretto dove si trova il vulcano ha una
forma semicircolare, abbastanza stretta, ed ha concentrato le onde in direzioni
più limitate. Ma un esempio di quanto possano essere contenute le conseguenze
di questi fenomeni, nei casi più favorevoli, viene dal terremoto di magnitudo 8
che ha colpito la Baia di Lituya, fra l'Alaska ed il Canada, nel 1958. La
violenza dell'evento, ha provocato una enorme frana che, scesa dai monti nella
parte più interna della Baia, ha generato una gigantesca onda, alta più di 500
metri (si, proprio così, un vero incubo!). La fortuna ha voluto che fra la
parte interna della Baia e l'Oceano Pacifico vi siano rilievi abbastanza
elevati, che hanno smorzato sia l'altezza che la violenza dell'onda, sicchè,
grazie anche alla relativa bassa densità di popolazione dei dintorni, si
sono registrate un centinaio di vittime. E così, quasi senza farmene accorgere,
in soli tre casi di esempio, ho presentato i tre modi principali di generazione
di uno Tsunami: scossa sottomarina esplosione vulcanica frana (sia da terra
che sottomarina).
Adesso è arrivato il momento di occuparci di Gloria. Per quelli
che non avessero letto, in precedenza, i miei articoli sui terremoti, spiego che
Gloria è il nome del sistema di faglie che, dall'Oceano Atlantico, si spinge
nel Mar Mediterraneo, attraverso lo Stretto di Gibilterra. Questo significa che,
da questo momento, ci occuperemo sostanzialmente di quello che è accaduto (e
accade!) fra la zolla africana e quella euroasiatica, quelle che ci riguardano
più da vicino. Ho preferito scegliere un'approccio geografico, con andamento
dal Portogallo all'Egitto, attraverso tutto il Mediterraneo, saltando, per ora,
l'Italia, che vedremo per ultima. Il grande terremoto del 1755, seguito da
Tsunami, fece 60.000 vittime fra il Portogallo ed il Marocco, di cui 55.000
nella sola Lisbona, rappresentando un momento di taglio assoluto fra le credenze
del passato e la cultura illuministica. L'impressione che produsse nell'opinione
pubblica di tutta l'Europa, è dovuta anche al fatto che venne avvertito fino in
Germania, tanto era forte all'origine! Da quel momento, gli studiosi hanno preso
ad interrogarsi seriamente sulle cause dei terremoti, sul modo di difendersi da
essi e, se possibile, di prevederli. In generale, possiamo dire che nel
Mediterraneo Occidentale le fonti di Tsunami più importanti si trovano in
territorio algerino, come si è potuto vedere nel terremoto del 21 maggio 2003,
che ha lanciato un'onda anomala su un tratto di mare compreso fra le Baleari e
la Costa Azzurra. Ma è il Mediterraneo Orientale, quello che é soggetto alle
scosse di maggiore potenza, capaci di generare gli Tsunami più devastanti.
Penso che, ormai, a forza di vedere i documentari televisivi sull'argomento,
molti di voi sapranno che, intorno al 1450 avanti Cristo, il vulcano Santorini,
nell'Egeo, esplose generando un'onda che, praticamente, decretò la fine della
civiltà Minoica su Creta. Si stima che l'onda, nel momento iniziale, fosse alta
circa millecinquecento metri, mentre quella che si abbatté sulle coste cretesi
raggiunse comunque i trenta metri. Questa catastrofe, che ha da allora acceso
molte fantasie sulla fine di Atlantide, è rimasta impressa nella memoria delle
popolazioni di tutto il Mediterraneo, soprattutto grazie alle leggende da essa
generate. Tuttavia, quasi tutti coloro che non studiano di professione il
fenomeno sismico, credono che questo sia un fatto isolato, per quanto altri
terremoti distruttivi si siano verificati nell'area in questione. Ebbene, pur
senza esagerare nel numero degli avvenimenti, basti pensare a questi pochi, che
ora andrò ad elencare. Nel 365, un terremoto con Mega-Tsunami, originato fra
Creta e L'Egitto, provocò 50.000 vittime nell'Oriente dell'Impero Romano. La più
grande catastrofe sismica storica, a livello mondiale, di cui gli studiosi
stanno definendo i contorni solo da pochi anni, anche a causa della scarsità
documentaria, si verificò, probabilmente il 5 maggio del 1202. In quel giorno,
verosimilmente fra la Siria marittima e la Palestina centrale, un vasto sistema
di faglie, lungo più di duecento chilometri, si mise in movimento, con uno
spaventoso effetto domino, generando una serie di onde sismiche e poi marine,
che interessò tutta l'area del Mediterraneo Orientale, fino alle coste della
Sicilia. Il numero delle vittime, approssimativo, per i motivi che ho detto più
sopra, oscilla comunque intorno al milione (taluni studiosi, con calcoli
statistici, lo portano fino a 1.100.000-1.200.00). No comment!
L’irregolarità nella frequenza di ritorno di terremoti, come
l’ultimo che ho descritto, viene provata da questo fatto:
essendo passati più di otto secoli
dall’ultima catastrofe nel Mediterraneo Orientale,
teoricamente, dovevano passare alcuni secoli prima che qualcosa di
simile si ripetesse.
Ebbene, non è stato così. Nel 1303, un altro Mega-Tsunami, generato da
una fortissima scossa di terremoto
nella zona dell’isola di Creta, lanciò verso l’Egitto onde
così potenti,
che si abbatterono su quelle coste con ancora un’altezza di 12 metri,
tali da distruggere il Faro di Alessandria,
una delle Sette Meraviglie dell’antichità classica. Per chiarire
meglio il raggio di azione di questo evento,
aggiungo solo che esso fu chiaramente avvertito fino ad Ancona, dove
fece ancora alcuni danni alle opere murarie.
Per concludere la breve trattazione, relativa al Levante, riporto solo un altro paio di avvenimenti,
il secondo dei quali ci porterà in Italia. Nel 1956, il 9 luglio, un
terremoto di magnitudo 7,8
generò nell’Egeo un’onda di Tsunami, alta 25 metri, che
investì l’isola di Amorgos,provocando 53 vittime.
Il 1456, per la Grecia, ma soprattutto per l’Italia, fu un anno
sismicamente catastrofico;
il 5 dicembre, un violento Tsunami colpì tutte le coste
adriatiche meridionali e ioniche,
comprese fra l’Italia e la Grecia. Particolarmente colpite furono le
isole greche,
ma gli effetti più incredibili si scoprirono, poco tempo fa, sulle
coste pugliesi, principalmente nel Gargano,
più vicino ad uno dei tre epicentri, che in rapida successione si
erano manifestati
dall’Irpinia al Molise e all’Abruzzo meridionale. Furono tre scosse
consecutive di magnitudo superiore a 7,
che fecero 30.000 vittime, uno dei terremoti più forti nella storia
italiana, anche se non fra i più luttuosi in assoluto.
Lo Tsunami, riuscì a portare sulle rive del Gargano blocchi di 80
tonnellate,
sollevandoli da una profondità stimata in 40 metri! Sempre il Gargano,
in particolare la zona del lago di Lesina,
furono colpiti, il 30 luglio 1627, da un altro Tsunami, generato da un
terremoto di magnitudo superiore a 7,
che fece otre 5.000 vittime nel territorio di Foggia. E così sono
venuto a descrivere gli Tsunami
che interessarono la nostra nazione in epoca storica. Adesso, per
giungere presso i nostri lidi,
partirò proprio dalla Puglia Settentrionale e, in un giro ideale
intorno alla penisola italiana,
darò conto dei principali avvenimenti.
In pratica, gli episodi più importanti della storia sismica
italiana si concentrano nel territorio
compreso fra la Sicilia Orientale e la Calabria Meridionale, vediamo
quando, dove e come.
Nel 1169, il 4 febbraio, terremoto e Tsunami fecero 20.000 vittime solo
a Catania.
Nel 1693, fra 9 e 11 gennaio, la costa ionica siciliana venne devastata
da uno Tsunami,
generato da un terremoto di magnitudo compresa fra 7 e 8, con 60.000
vittime;
ancora Catania patì le peggiori conseguenze, perdendo i 2/3 della
popolazione.
La situazione più spaventosa che si possa immaginare, al
paragone della quale anche i recenti Tsunami di Sumatra,
sebbene infinitamente più luttuosi, impallidiscono per
conseguenze sul territorio in generale,
non solo quello costiero, colpì il territorio calabrese
nel 1783.
Lo tsunami, che investì le spiagge di Scilla, fece
“solo” 1.500 vittime, ma le scosse principali,
stimate fra magnitudo 7 e 8, generarono effetti di grado XI,
sulla scala Mercalli, in ben cinque occasioni,
il 5,6 e 7 febbraio e 1 e 28 marzo.
Centinaia di scosse, fra VIII e X grado, agitarono il
territorio di tutta la Calabria per tre anni, provocando 30.000 vittime.
Ma non fu questo il risultato peggiore per quelle povere
genti, soprattutto contadini e braccianti;
i pescatori dell’Oceano indiano, bene o male
continueranno ad avere la loro materia prima, il pesce,
mentre a quei poveri agricoltori non rimase neppure la
terra per sostentarsi. I terremoti più violenti,
non solo alterarono l’aspetto delle coste
calabresi;
deviarono il corso dei fiumi e alterarono totalmente il
panorama di vasti territori.
Basti ricordare che generarono la nascita di circa 200 laghi, di cui alcuni di notevole
dimensione!
Il terremoto, detto “di Messina”, che il 28 dicembre
1908 colpì lo Stretto fra Calabria e Sicilia,
anch’esso di magnitudo compresa fra 7 e 8, fece
molte più vittime, fra 60.000 e 210.000, a seconda degli studiosi.
Questa incertezza si spiega con la disastrosa
situazione dell’Anagrafe di allora e con l’ulteriore perdita di
controllo,
causata dalle dimensioni della catastrofe, che impedirono a
lungo un sufficiente intervento delle Amministrazioni Statali.
Comunque sia, il porto di Messina venne travolto da
un’onda alta 13 metri,
che abbattè i piani superiori della “Palazzata”,
costruiti dopo l’annessione al Regno d’Italia,
in spregio alle norme, emanate sotto i Borboni, che
regolavano appunto l’edilizia dopo i terremoti del 1783.
Ma è tempo di far vela verso le coste tirreniche, dove la
minaccia più grave è rappresentata
dall’attività vulcanica delle isole Eolie e da
qualche vulcano sottomarino, oltre che, naturalmente, il Vesuvio.
Per quel che riguarda la costa settentrionale della
Sicilia, diremo solo che Palermo ha subito onde anomale
da terremoto nel 1726 e nel 1823; le Eolie, ne hanno
risentito, per lo stesso motivo, nel 1916 e poi,
per causa vulcanica, nel 1919, 1930, 1944 e 2002.
Il maggiore pericolo è rappresentato dalla presenza di due
grandi vulcani sottomarini, Vavilov e Marsili,
rispettivamente poco sopra Ustica il primo e le Eolie il
secondo.
Non abbiamo informazioni sicure circa la loro passata
attività tsunamigena, ma siamo certi che,
date certe loro caratteristiche fisiche, essi possono
generare catastrofiche onde, sia da loro attività che da terremoto o,
semplicemente, da frana per cedimento strutturale, dovuto all’indebolimento
delle pareti.
Di Napoli, a parte l’eruzione pompeiana del 79 D.C., le
più recenti ed importanti onde anomale sono state,
rispettivamente, quella del 1631, nata da una delle
più grandi eruzioni del Vesuvio, e quella del 1805,
generata da un disastroso terremoto nel Molise.
Prima di affrontare la parte finale di questa trattazione,
voglio ricordare che nemmeno la parte settentrionale del Mare Adriatico è immune da rischio Tsunami.
Sono da ricordare, almeno, le grandi onde anomale, generate da un terremoto nel Friuli,
che nel 1511 investirono Trieste e quelle di Rimini, nel 1672 e nel 1875(da terremoti locali).
Torno, per poco, alla Costa Azzurra, perché la storia tsunamigena di questo territorio è
intimamente connessa a quella della Riviera di Ponente ligure.
Notevoli, gli Tsunami del 1564 (da terremoto locale) e del 1979;
quest’ultimo, è stato provocato dall’attività umana.
In pratica, si è trattato di due distinte frane,generate dallo sbancamento della costa occidentale di Nizza,
per ampliare il locale aeroporto.
In conseguenza, si formò una serie di onde, la più alta delle quali raggiunse i tre metri ad Antibes,
uccidendo undici persone. Nella Riviera di Ponente, mi limiterò a ricordare due Tsunami,nel 1887 e nel 1968.
E’ interessante notare che, sebbene fossero di uguale grandezza, il primo fu generato da un terremoto
che fece 640 vittime tra Nizza e Savona, l’altro da un terremoto di bassa magnitudo, alle spalle di Alassio.
Anche Genova presenta una storia con Tsunami e pure in questo caso ne ricorderò un paio, nel 1536 e nel 1828.
Il primo, fu rovinoso per la città e venne generato in mare aperto,
al largo del promontorio di Portofino; il secondo, meno violento,
ebbe origine nell’Appennino, fra Liguria e Lombardia.
E, finalmente, arriviamo ai nostri lidi, alla verifica storica degli Tsunami locali
e alla probabilità che essi si possano verificare proprio sul litorale fra Viareggio e le Cinque Terre.
Ma procediamo con ordine, partendo da Livorno, colpita da questo fenomeno nel 1646,
1742 e 1846. Non ci sono molti riferimenti storici, riguardo alla Riviera Apuo-Versiliese,
ma si possono dedurre delle considerazioni a partire
dall’esame dell’andamento dei fondali marini nei pressi della costa.
In linea di massima, dato il calcolo delle probabilità, non si dovrebbe aver timore che uno Tsunami
possa colpire le nostre coste a breve termine.
Tutto è possibile, anche che un terremoto si scateni mentre leggete queste righe,
ma è pur vero che chiunque, se abbastanza sfortunato, possa essere colpito da un meteorite!
Allora, possiamo stare tranquilli quanto basta per andare a letto e non tormentarci con pensieri
di cose assai meno frequenti che non il rischio di morire in un incidente stradale.
Comunque, per non scontentare i più curiosi, darò qualche informazione su quello che
potrebbe accadere da queste parti, se si verificasse questo malaugurato caso.
Anzitutto, a parità di onda, ci sarebbero situazioni diverse, dovute alla conformazione della costa.
Laddove essa è sabbiosa, la profondità del mare aumenta con lentezza,
quindi un’ onda anomala si frange al largo e il suo arrivo sulla spiaggia assomiglia ad
un’alta marea molto accelerata.
Risultato: possibilità di fuga migliori, se non ci si attarda sulla riva
del mare a guardare
il fenomeno
del ritiro delle acque, che spesso precede l’arrivo
dell’onda.
Essa, quindi, avanzerà per un po’ di spazio nell’entroterra, ma è
destinata a smorzarsi abbastanza rapidamente.
Pensate soltanto che, se quei poveretti delle coste dell’India e
dello Sri-Lanka fossero stati avvertiti in tempo,
avrebbero avuto almeno quell’ora di tempo che, ad una velocità di
soli tre chilometri all’ora,
normale per chi cammina a piedi, sarebbe stata più che sufficiente per
salvarsi.
Questo vale, ad esempio, per Marinella e Fiumaretta, ma come vanno le cose
a partire da Bocca di Magra?
Ora, non è che la situazione precipiti rapidamente, il peggio può
capitare a chi si trovi alle Cinque Terre,
quindi il tratto di costa fino a queste ultime subirà degli effetti
intermedi.
Là, invece, l’onda troverà il mare profondo fino a poca distanza dalle
scogliere,
quindi si abbatterà con tutta la sua forza sul litorale, risalendolo
rapidamente
per quanto la sua altezza e la sua velocità glielo consentono.
D’altronde, basta riflettere sul fatto che,
sebbene le onde del mare aperto non superino spesso, da noi, i dieci
metri di altezza,
tuttavia i frangenti possono raggiungere altezze ben superiori.
Ho potuto constatare di persona questo fatto, mentre mi trovavo, qualche
anno fa, in Bretagna;
le onde, in mare aperto, erano alte una decina di metri, ma i
frangenti superavano addirittura gli ottanta,
raggiungendo la base di un faro posto in alto sopra una
scogliera.
Evidentemente, chi si trovasse sulla riva del mare alle Cinque Terre, in
caso di Tsunami
avrebbe poco tempo a disposizione per mettersi in salvo, come gli abitanti
delle coste tailandesi e,
peggio ancora, indonesiane. Non nego che gli indonesiani abbiano
avuto troppo poco preavviso per salvarsi,
non sarebbe stato comunque possibile far molto per loro, data la
vicinanza all’epicentro,
ma i tailandesi potevano benissimo salvarsi.
Lo dimostra l’episodio di quella bambina inglese che,
visto il ritrarsi improvviso del mare, ha riferito ai propri
genitori che la maestra gli aveva detto che,
quando succede questo, è in arrivo uno Tsunami. Per fortuna, i genitori
di questa bambina
sono stati intelligenti ed hanno avvertito tutti i loro compagni di
albergo, che sono saliti quanto più
rapidamente sopra le colline che sovrastano la spiaggia, così questo
fatto ha salvato la vita ad un centinaio di persone.
Ma ancora più persone si sono potute salvare nell’isola di
Teressa, nell’arcipelago delle Nicobare,
grazie alla prontezza di spirito di Razak Alì, che lavora presso la
torre di controllo del piccolo aeroporto locale.
Questi, appena appresa la notizia del forte terremoto sottomarino, ha
inforcato una motocicletta
ed ha invitato tutti gli abitanti dell’isola a salvarsi nelle
parti più alte.
Così, grazie a questa iniziativa, si sono salvate 3.500 persone e
ne sono morte solamente 50,
che non avevano dato peso all’avvertimento.
Da quanto ho riferito fino a questo momento, emergono chiaramente
alcune linee di condotta, che devono tenere,
rispettivamente, gli amministratori ed i cittadini.
Agli amministratori, spetta il compito di promuovere una adeguata informazione del pubblico,
basata soprattutto sull’insegnamento scolastico (vedi la bambina inglese).
Una politica di prevenzione minima, ma sufficiente, prevede una
sensibilizzazione delle popolazioni interessate dal fenomeno.
In fin dei conti, da queste parti, non necessitano reti di monitoraggio
satellitari, il Mar Ligure
è troppo piccolo perché esse possano risultare efficaci, i tempi di preavviso
sono veramente ridotti al minimo.
Tuttavia, e qui entrano in ballo i cittadini, basta veramente poco per non
correre rischi eccessivi
in sintesi, necessita solo un poco di buonsenso.
Quando avvertiamo una scossa di terremoto o veniamo a sapere in tempo di un
forte terremoto sotto il Mar Ligure,
dobbiamo allontanarci quanto più rapidamente possibile dalla riva del
mare.
Se non avvertiamo scosse, ma notiamo un rapido ritrarsi delle acque, vale lo
stesso discorso, anzi,
non stiamo a perderci nel guardare questo straordinario spettacolo, potremmo
rimanerne vittime!
Allontanarsi dal mare, dunque, ma anche dai fiumi, in particolare il Magra può
essere
soggetto a risalita di onda anomala per buon tratto.
Detto questo, credo di aver informato i lettori sull’essenziale per quanto
concerne lo Tsunami.
Voglio solo aggiungere la constatazione che la conoscenza sufficiente di questo
fenomeno è venuta a Razak Alì (per sua ammissione) dal guardare dei buoni programmi in televisione
(nel suo caso documentari del National Geographic).
Quindi, concludo ricordando a tutti che conoscere è potere, ma solo la conoscenza delle cose veramente
utili può dare il potere utile, quello che ti può anche salvare la vita e
salvarla agli altri.
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